Come Si Può abbiamo chiesto a Ersilio Mattioni, giornalista d'inchiesta e scrittore, esperto di mafie, un pensiero sulle gravissime intimidazioni recentemente subite da Sigfrido Ranucci. Pubblichiamo di seguito questo prezioso contributo.
Hanno messo una bomba sotto l’auto di Sigfrido Ranucci. Oltre un chilo di polvere pirica, due macchine distrutte, il rischio di una strage. Chi colpisce un giornalista non vuole solo uccidere una persona: vuole intimidire tutti. E il silenzio equivale a complicità: se i giornalisti fanno i giornalisti, se i cittadini pretendono domande e risposte, nessuna bomba può zittire la verità.
Oggi arrivano le solidarietà di rito, anche dalla premier Giorgia Meloni. Peccato che lei e il suo partito siano gli stessi che da anni hanno delegittimato Report con crociate mediatiche e giudiziarie, provando persino a sopprimere una delle poche trasmissioni ancora capaci di mettere in crisi il potere. È molto comodo esprimere solidarietà dopo un attentato; più difficile è difendere la libertà di stampa ogni giorno, non a corrente alternata. Inutile nascondere che abbiamo un problema: l’Italia detiene il triste primato in Europa per numero di giornalisti minacciati, con 516 casi nel 2024. Non è l’emergenza di un giorno: è una ferita aperta. Eppure la democrazia funziona solo se i cittadini sono consapevoli. Lo ha scritto Alexis de Tocqueville nel 1835: la democrazia non è, banalmente, il potere del popolo. È qualcosa di più: "È il potere di un popolo informato", perché nessuno può prenderlo in giro. Per questo servono tanti Sigfrido Ranucci. E servono tanti cittadini liberi, pronti a difendere ogni cronista che fa il suo dovere, che non fa sconti ai potenti, che tiene la schiena dritta, che non si vende. Forza Sigfrido: non sei solo!
Ersilio Mattioni.


Per seguire i lavori di Ersilio si consigliano i suoi libri oltre che la lettura del giornale Libera Stampa Altomilanese.