APPELLO PER GAZA

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Appello per la Palestina delle Sindache e dei Sindaci

Data:

28 Luglio 2025

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Il 24 luglio abbiamo chiesto alla nostra Sindaca di aderire all'appello che diverse Sindache e Sindaci di Italia stanno sottoscrivendo per fare pressioni sul Governo affinchè l'Italia prenda una posizione chiara e netta per fermare il genocidio in atto in Palestina.
Non siamo indifferenti. A Gaza sta morendo l'umanità intera e non possiamo lasciare nulla di intentato.
"Oltre 100 ONG, chiedono l’accesso immediato di aiuti salvavita, mentre la popolazione è allo stremo per la fame e l’assedio imposto dal governo israeliano
Con le scorte ormai completamente esaurite, le organizzazioni umanitarie assistono impotenti al deterioramento fisico anche dei propri colleghi e partner.
A due mesi dall’avvio della Gaza Humanitarian Foundation – un meccanismo controllato dal governo israeliano – 109 organizzazioni, tra cui Save the Children, lanciano un appello urgente ai governi:
aprire tutti i valichi terrestri;
ripristinare il flusso completo di cibo, acqua potabile, medicinali, beni di prima necessità e carburante attraverso un meccanismo guidato dalle Nazioni Unite e fondato su principi umanitari;
porre fine all’assedio e concordare un cessate il fuoco immediato.
«Ogni mattina, a Gaza, riecheggia la stessa domanda: oggi riuscirò a mangiare?», ha dichiarato un rappresentante di una delle organizzazioni firmatarie.
Le stragi nei punti di distribuzione alimentare sono ormai quasi quotidiane.
Al 13 luglio, le Nazioni Unite hanno confermato che 875 palestinesi sono stati uccisi mentre cercavano cibo: 201 lungo la strada per raggiungere gli aiuti e gli altri nei punti di distribuzione. Migliaia sono i feriti.
Le forze israeliane hanno inoltre costretto quasi 2 milioni di palestinesi a sfollare, l’ultimo ordine di evacuazione è stato emesso il 20 luglio, confinando la popolazione in meno del 12% del territorio di Gaza.
Il Programma Alimentare Mondiale (WFP) avverte che le condizioni attuali rendono impossibile operare.
L’uso della fame come arma di guerra costituisce un crimine di guerra.
All’interno e ai confini di Gaza, tonnellate di aiuti – cibo, acqua, medicinali, tende e carburante – restano bloccate nei magazzini, mentre le organizzazioni umanitarie non riescono a distribuirle.
Le restrizioni, i ritardi e la frammentazione imposti dal governo israeliano nell’ambito dell’assedio totale hanno generato caos, fame e morte.
Un’operatrice che fornisce supporto psicosociale ha raccontato l’impatto devastante sui bambini: «Dicono ai genitori che vogliono andare in paradiso, perché lì almeno c’è da mangiare».
I medici segnalano tassi record di malnutrizione acuta, soprattutto tra bambini e anziani.
Si diffondono malattie come la diarrea acuta, i mercati sono vuoti, i rifiuti si accumulano e le persone crollano per strada per fame e disidratazione.
Attualmente entrano a Gaza in media solo 28 camion al giorno, un numero del tutto insufficiente per oltre due milioni di persone, molte delle quali non ricevono aiuti da settimane.
Il sistema umanitario guidato dalle Nazioni Unite non ha fallito: gli è stato impedito di funzionare.
Le organizzazioni hanno capacità e risorse per rispondere su larga scala, ma senza accesso non possono raggiungere nemmeno i propri team, ormai esausti e affamati. Il 10 luglio l’Unione Europea e Israele hanno annunciato misure per aumentare gli aiuti, ma queste promesse suonano vuote se non si traducono in cambiamenti concreti.
Ogni giorno senza un flusso costante di aiuti significa nuove morti evitabili. I bambini muoiono di fame mentre aspettano promesse che non si realizzano.
I palestinesi sono intrappolati in un ciclo di speranza e delusione, in attesa di aiuti e cessate il fuoco che non arrivano.
Non si tratta solo di sofferenza fisica, ma anche psicologica.
La sopravvivenza è diventata un miraggio.
Il sistema umanitario non può basarsi su promesse mancate, né gli operatori possono lavorare con scadenze incerte o aspettare impegni politici che non garantiscono accesso.
I governi devono smettere di aspettare il permesso per fare qualcosa.
Non possiamo più sperare che gli attuali meccanismi funzionino.
È il momento di agire con decisione: chiedere un cessate il fuoco immediato e permanente;
eliminare tutte le restrizioni burocratiche e amministrative;
aprire tutti i valichi terrestri;
garantire accesso umanitario in tutta Gaza;
rifiutare modelli di distribuzione controllati militarmente;
ripristinare un sistema umanitario guidato dalle Nazioni Unite;
continuare a finanziare organizzazioni umanitarie imparziali e indipendenti.
Gli Stati devono adottare misure concrete per porre fine all’assedio, inclusa l’interruzione del trasferimento di armi e munizioni.
Soluzioni parziali e gesti simbolici – come i lanci aerei o accordi inefficaci – non possono sostituire le responsabilità legali e morali degli Stati.
È ancora possibile salvare vite. Ma bisogna agire ora, prima che non ci sia più nessuno da salvare. "
Testo tratto da "Save the Children"
Per sapere quali organizzazioni hanno sottoscritto l'appello https://www.savethechildren.it/.../gaza-oltre-100-ong...

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